venerdì 2 maggio 2014

Capitolo cinque: Frammenti della musica

"Tutti hanno uno scopo nella vita, chi non lo ha non merita d'esistere." Queste erano le parole che ripeteva tra un caffè e un altro, preso in quel bar ormai così conosciuto: ormai le sembrava fosse diventato la sua casa; e dinnanzi ai suoi occhi alla chiusura di questo edificio si lasciava travolgere dai raggi di luna nelle notti più serene e continuava a fissarla come se in quel colore così luminoso ma pallido potesse rivedere il riflesso dei suoi occhi.
Cherry… labbra così scarlatte da far tremare il diavolo, era una giovane ragazza appena maggiorenne con una grandissima passione: il canto.
Da poco si era trasferita a Tokyo, fin ora era sempre stato il suo desiderio ma da quando era li qualcosa la rendeva triste e malinconica: aveva dovuto abbadnonare tutto il suo passato e la sua vita per cominciarne una nuova seguendo i suoi sogni ma si era scordata di tutto il resto.
Era sola in questa grande città e tutto le sembrava così sconosciuto, cantava per strada di tanto in tanto e le persone le sorridevano applaudendola... nonostante questo lei non era felice: aveva lasciato ormai lontano il suo grande amore per scegliere se stessa e i suoi desideri credendo di trovare la felicità ma dentro al suo cuore vi era una fortissima tristezza.
Conobbe Ruby nella sua città natale quando era molto piccola, da subito istaurarono un rapporto profondo nonostante la tenera età ma lui era un tipo molto silenzioso e stabile lei un estrema sognatrice e così fece la sua scelta. "Mi colpirono i suoi occhi scuri che quasi riflettevano la mia anima e i suoi capelli che spesso gli coprivano il volto lasciandolo apparire un pò triste..." scriveva Cherry su un suo diario. "Da quando il mio cuore finì nelle sue mani persi completamente tutte le strade e mi persi in una notte così buia da farmi venire i brividi, dove solo la luna illuminava i miei passi e potevo sentire da lontano i battiti del suo cuore...". Spesso nelle sue canzoni intonava note e atti tristi di questi suoi ricordi...
"Ricordo ancora come sfioravi le tue mani sul mio viso, erano fredde e con quel tuo sorriso triste mi fissavi e il cuore si gelava... Orami è tardi per raggiungere, con una freccia infuocata il tuo cuore corazzato, son persa, senza ali e tu nemmeno puoi più udire la mia voce, sentire il mio respiro e cogliere il mio amore come una rosa del destino... Ma forse dove sei puà sentire le mie brame, intonare con me per raccogliere il sentimento che ho abbandonato, tra lacrime e singhiozzi io non ti posso vedere ma con rimorso posso sentire la tua voce... In quel giardino fiorito dove aspettavi di andare forse non sai che i fiori sono stati piantati tutti dal mio cuore. Dovevo capire che da quando ti ho conosciuto portavi dolore, quel tuo sguardo triste non posso dimenticare... io egoista, me ne sono andata e spero che tu non mi abbia dimenticata... So che è tardi per dirti ciò che provo ma spero che i tuoi occhi scuri non incantino più qualche altro spirito che come me si era perso nelle tue braccia..."
Cherry si interruppe di colpo vedendo nella folla di persone che l'ascoltavano estasiate un giovane che somigliava al suo amato Ruby, lo rincorse e gli toccò la spalla come se volesse afferarlo per salutarlo un ultima volta ma era solo una donna anziana: la sua mente le giocava brutti scherzi, così in preda allo sconforto ricominciò a cantare.
"Se solo avessi saputo il triste destino e quella fina così avida e solitaria, non ho potuto salutarti ne stringerti la mano mentre il tuo viso malinconico si spegneva un pò bagnato dalle lacrime, se solo fossimo stati sinceri, io non me ne sarei andata, ti avrei portato con me e ti avrei curato, ma tu hai voluto che me ne andassi dicendomi che i sogni erano importanti e che per te era tardi per realizzarli, avrei dovuto capire cosa ti stava succedendo, avrei dovuto salvarti..."
La ragazza in preda alla tristezza scoppiò il lacrime davanti a tutti e una bambina guardandola con aria curiosa e rattristata le domandò: "Che succede? hai perso il tuo giocattolo?" "No piccolina, ho perso una persona alla quale volevo bene e lui nemmeno lo sapeva." "Mi dispiace, non piangere, io quando perdo i miei giocattoli li ritrovo dopo molto tempo, magari in posti dove non immaginavo nemmeno." "L'unico modo per ritrovare il mio sarebbe fare la sua stessa fine." "Si è rotto?" "Diciamo di si..." "Non devi romperti anche tu se no non puoi aggiustarlo!" "Purtroppo non si può aggiustare, è troppo tardi..." "Non è mai troppo tardi... se ti hanno portato via il tuo giocatollo puoi sempre dedicare la tua vita per crearni nuovi in sua memoria magari simili, in modo tale da poter portare sempre il suo ricordo con te, per esempio il mio peluche è fatto con i pezzi dei miei giocattoli vecchi..." "Grazie, hai ragione, devo smettere di piangere." "Ora devo andare, lui ti vuole bene!" "Cosa?" - e la bambina scomparve....La folla intorno a lei la fissava stranita, da una trentina di minuti stava parlando da sola, fissando un piccolo albero di cigliegio con sopra un orsacchiotto rattoppato, sicuramente perso da qualche bambino.
Tutti se ne andarono e nel giro di qualche giorno si ritrovò rinchiusa in un ospedale psichiatrico: continuava ad avere visioni, e si ritrovava sempre in quel bar dove per l'ultima volta aveva salutato il suo amato pochi giorni prima di partire incoraggiata dalle sue parole... lei non sapeva che da li a poco lui avrebbe perso la vita per una triste malattia, quello fù troppo traumatico da superare, quell'ultimo giorno in quel bar se lo tiene stretto al cuore: la luna era piena e illuminava i loro volti quella volta in cui si abbracciarono per un ultima volta.

martedì 17 dicembre 2013

Capitolo quattro: Frammenti dalle fiamme

Osservare la vita da una vetta alta tutto sembra così piccolo e insignificante, mentre se si è in basso ogni cosa sembra più rigogliosa e splendente. Era un piccolo frammento buttato a mezz'aria: spinto dal vento osservava tutto in modo reale, avvicinandosi a ogni piccolo sfavillo che la toccasse, come la luna che da punti diversi poteva apparire immensa o microscopica... vedeva ciò che doveva essere visto, lo osservava e lo capiva, ogni cosa, tranne una... Forse spinta dall'amore venne annebbiata e la luna continuava a mostrarsi calante.
Quel giorno ci fù un incendio, fuoco fiamme e fumo che tutt'ora le annebbiano la vista e la testa. "Helya Luna la ragazza sopravvisuta al terribile incidente dell'7 luglio 1987"; si diceva fosse stata miracolata ma la verità era ancora nascosta da quelle ceneri.
Qualche anno prima, quando i fiori stavano per sbocciare e il freddo era ancora nelle orecchie di chi osava uscire in tempesta, la giovane Helya Luna si accorse che ciò che provava ormai da anni non era un semplice affetto famigliare, bensì molto di più; lei era la mezzana della famiglia: i suoi genitori erano morti in giovane età in un incidente d'auto, causato da un ubriaco che si era messo alla guida, quindi ciò che le restava era solo il fratello maggiore e la piccola sorellina, con la quale, però, non andava molto d'accordo.
Elia era il giovane dai capelli lunghi, viso femminile e mani affusulate; come la sorella aveva la carnagione pallidissima e gli occhi scuri.  Miranda era la sorellina minore, aveva un anno in meno di Luna ed erano opposte, Helya amava la tranquillità e il silenzio, era timida, riservata, e preferiva fare le cose di nascosto... si chiudeva in se stessa e non parlava quasi mai con nessuno, tranne che con Elia; esso essendo il maggiore, con ben 11 di differenza dalla più piccola, si era comportato da padre nei confronti delle due sorelline, poichè i genitori erano venuti a mancare quando Miranda aveva solo 1 anno e mezzo; e questo aveva spinto le due sorelle ad avere una sorta di affetto profondo nei suoi confronti, un affetto che, però, tra le due provocò solo odio e rivalità.
Miranda era solo una ragazzina viziata e vanitosa, non era veramente interessata al fratello, ma per infastidire la sorella che aveva un sentimento molto profondo nei suoi confronti, voleva stargli attaccata, insomma, per dimostrare d'esser sempre la migliore e d'aver la meglio anche nei sentimenti del fratello... ma non era così, per quanto Elia potesse mostrare più attenzione alla più piccola, giustamente, aveva un forte impulso, forse di tipo fisico, nei confronti di Helya.
Tutto procedeva nella norma in quella strana famiglia fino al giorno del compleanno di Elia...Luna aveva ormai 14 anni, e dopo anni e anni spesi a disperarsi e a piangere nella speranza che il fratello notasse il suo amore, decise di provare a uscire con un ragazzo diverso da lui, per cercare di non pensarci più... a quei tempi non aveva la certezza di amarlo, pensava solo gli fosse molto affezzionata, come un normale fratello a una sorella... niente di più, ma da li a poco si accorse che ciò che temeva da sempre si era avverato: lei lo amava.
La sera stessa, dopo esser tornata dall'appuntamento con l'altro ragazzo si recò in camera del fratello con uno sguardo cupo, era molto tardi, lui dormiva ma lei entrò comunque, si avvicinò al suo letto e sussurrò quasi tra se e se: "Sono pronta!". Elia aveva il sonno leggero, così si svegliò quasi spaventato e le domandò: "Che ci fai qui?" Lei impacciata rispose:
"Sono uscita con un ragazzo stasera, ma..."
Lui la interruppè subito: "Non mi dire che..."
"No..."
"Per fortuna, volevo essere io il primo..."
Il cuore della ragazza batteva all'impazzata, era pronta a dire tutti i suoi sentimenti, ma non essendo ancora certa di amarlo voleva vedere se lui mostrava gelosia e se era ricambiata... tutto sembrava positivo, stava per tirar su un sospiro di solievo e incominciare a calmarsi... fino al momento in cui...
"Quando vogliamo andarci?" - esclamò lui accendendo la luce.
"mhh...?" - rispose lei confusa.
"Al ristorante nuovo, temevo davvero che ci fossi andata prima di me, per fortuna mi sbagliavo; Ad ogni modo com'è andato l'appuntamento?"- sorrise.
A lei scese una lacrima: "Bene."- e calò il silenzio nuovamente.
"Non sembra, non sei felice, prima lo sembravi... ho forse detto qualcosa di sbagliato, se vuoi possiamo andarci insieme nel nuovo ristorante, ma non puoi andarci prima di me!" - rispose con tono calmo e sereno ignaro di ciò che stesse per accadere.
"No, non è questo... è che..."
"Dai, se non è andata bene con questo ragazzo, il prossimo potrebbe essere migliore, non ti abbattere, anche io sto uscendo con una ragazza, in realtà stiamo insieme già da un pò, ma non dirlo, è un segreto..."
"Il prossimo...?! Non ci sarà mai un prossimo!!!!!"- esclamò un pò alterata quasi in lacrime.
"Ehi, piccola vieni qui, sospettavo non fosse andata bene, non ti preoccupare, non sai cosa si perdono, la mia piccolina è splendida, è brava in cucina e ha un cuore d'oro, stai tranquilla se ne pentirà."
"INVECE E' ANDATA BENISSIMO!!! Sei tu che non capisci..." - urlò arrabbiata.
"Non urlare, così svegli Miranda!"- rispose alterato.
"Non mi interessa di quella stupida, siete tutti così crudeli, io soffro tanto...A te interessa solo di quella bambina capricciosa... e a me ci hai mai pensato?"
"Prova a raccontarmi quello che non va, se c'è un problema ti ho sempre aiutato a risolverlo come aiuto lei..."
"E' proprio questo che non capisci, io non voglio essere trattata come lei, tu per me sei importante...! Io credo di ..."- in quel momento si sentì aprire la porta, era la sorella minore, che li interruppe:
"Ehi bambolina smettila di ocheggiare, è tardi e le principesse devono dormire se vogliono avere una bella pelle, giusto Elia?"- esclamò Miranda avvicinandosi al fratello e siedendosi in braccio a lui con aria seducente.
"Scusaci, a tua sorella è andata male la serata, torna a dormire, anche se non hai bisogno di ciò per avere una bella meravigliosa..." - rispose sorridendole a abbracciandola.
"Obhè lo so, sono la più bella della famiglia, dopo te naturalmente... o forse siamo alla pari..." - esclamò la più piccola avvicinando la sua faccia a quella del fratello.
"BASTA!!!! Miranda te hai già capito tutto, lo so... e nonostante questo continui a comportarti in questo modo per darmi fastidio.... IO TI ODIO! Non riesco a sopportare tutto questo...!"- esclamò arrabbiata Luna.
"Ehi è mia sorella, io scherzo, come faccio con te... solo che lei è più espansiva, non ti arrabbiare!"- rispose cercando di tranquillizzarla.
"Anche io ti faccio uno scherzo fratellone..." - e con aria disinvolta la piccola Miranda sfoggiò un bacio al fratello, poi con aria di superirità si incamminò verso la porta... " Ah dimenticavo, stupido... non vedi che è cotta di te?!" - aggiunse e se ne andò.
"Va bhè, vorrei tornare a letto, dimmi perchè sei venuta qui a quest'ora?" - esclamò il fratello rivolgendosi ad Helya.
"Non ha più importanza oramai..." - e scappiò in lacrime lasciandosi cadere a terra.
"Non mi dire che...? Stava scherzando nostra sorella dicendo l'ultima cosa... vero?"
"NO!!!! Io ti amo, ti ho sempre amato, anche quando ero piccola, non ne ho mai avuta la certezza, ma stasera ho avuto la conferma di tutto: ero a cena con il ragazzo con la quale mi ero data appuntamento, lui era gentile, di bell'aspetto, ma vedevo te in tutto ciò che faceva, e nel momento in cui mi invitò a casa sua per passare la notte io vidi il tuo viso, non il suo, così lo seguii, eravamo in casa sua, nel suo letto, le luci erano spente, in quel momento per me era più facile immaginarti al posto suo, ma quando mi toccò, non era uguale, tu hai delle mani dolci, lui no, scoppiai a piangere e scappai fuori, non mi interessa nessun'altro, so che è un amore impossibile ma non posso vivere senza starti accanto, e se questo significa amarti in silenzio e soffrire non fa nulla... ma avevo bisogno di dirtelo, so che hai una ragazza ma vorrei che capissi che tutto quello che ti dico viene dal mio cuore..."
Lui rimase profondamente colpito, ma non disse nulla se non: "Quindi prima non intendevi il ristorante, e ora hai pianto perchè Miranda mi ha salutato con un bacio a stampo, io e lei scherziamo, pensavo anche tu ti comportassi in tal modo ma mi sbagliavo... mi dispiace."
Lei non rispose, era evidente il rifiuto e andò in camera sua a piangere.
Passarono ben due giorni, tra i due non correva alcun suono, Miranda faceva da tramite con qualche dispetto ma entrambi non ci facevano caso ed erano taciturni, quella mattina Helya vide Elia a braccietto con la sua ragazza, una ragazza dai capelli scarlatti, alta bella e dell'età del fratello, probabilmente frequnetava i suoi stessi corsi, e si rasseggnò al rifiuto, soffrendo e abituandosi all'idea di dover farlo per sempre. Era la stessa sera, per placare il silenzio Luna preparò una cena degna della nobiltà, la offrì al fratello e alla sorella e seduti al tavolo iniziarono a mangiare, nessuno disse nulla e Helya era troppo timida per parlare difronte alla sorellina minore, così decise di farlo dopo cena.
Quella sera Miranda doveva uscire in compagnia, i due erano a casa da soli, era il momento buono per scusarsi, infatti Luna andò nuovamente in camera del fratello.
"Scusa per..." - non fece in tempo a finire la frase che il fratello le piombò addosso, l'abbracciò e incominciò a baciarla, tutto ciò per lei era davvero inaspettato, ma il fato sapeva che lui era da sempre attratto dal suo aspetto, non riuscì a farne a meno e così finirono a letto insieme.
Nessuno dei due disse nulla, lei lo stringeva forte a se e lui cercava di mantenere un pò il distacco.
"Era la prima volta?"
"Si!"
"Mi dispiace!"
"Per cosa?"
Lui non rispose. L'abbraccio fortissimo e le sussurrò nell'orecchio:
"Non dire nulla di questo a nessuno, sarebbe uno scandalo, ci ucciderebbero, non può funzionare."
"Okey, non è un problema."
Luna però era ancora triste, ogni tanto i suoi occhi buttavano giù qualche goccia di tristezza ma si sentiva sicura accanto al suo amato fratello.
"Va via! Miranda potrebbe tornare da un momento all'altro" - esclamò lui.
"Solo per stanotte, posso restare accanto a te?"
"NO! Potrebbe scoprirci e la conosci tua sorella.!"
"Ti prego..."
"Vattene subito!"- ... e così lei fece, un pò triste tra qualche singhiozzo lo salutò, non si sentiva amata anzi tutto era in un baratro di tristezza inspiegabile.
I giorni seguenti, per più di un anno coninuarono tra giorni di passione e giorni di silenzio, tra bugie nascoste alle persone vicine e lamenti di dolore da parte della giovane Helya fino al giorno in cui tutto ebbe inizio...
La luna era alta nel cielo era il 1 Luglio 1987, Helya era in bagno e mentre faceva la doccia, si accorse di perdere sangue in una parte molto intima così si informò chiedendo a un medico e gli rispose che poteva essere incinta, sarebbe stato uno scandalo, un figlio nato tra fratello e sorella, così tacque e non disse nulla a nessuno, ma anche la pancia si era gonfiata e dai dati visibili da li a poco doveva nascere. La sera successiva Helya era seduta sul divano, Miranda era in camera a studiare e Elia si avvicinò alla sorella baciandole il collo...
"Hey piccola, ieri sera non ti ho visto sotto le mie coperte, che ti succede? Forse non vuoi più offriti a me?" - disse lui con voce seducente all'orecchio della sorellina.
"No non è così." - rispose con aria malinconica.
"Bisogna recuperare... veini qui, Miranda è impegnata e in questi anni non si è mai accorta di nulla..."
"Non mi va."
"Vuoi forse, che per errore questa mano finisca sul tuo dolce visetto?"
"Ti prego."
Lui incominciò a picchiarla...
"Mi sono stancato dei tuoi capricci... i tuoi genitori dovevano portarti con te a morire... Prima mi desideri poi smetti di offrirti a me... Ricordati che ti ho tolto la purezza e non potrai riaverla, ormai sei mia."
"Tu stai con un altra donna, è meglio finire tutto qui una volta per sempre."
"Ti piacerebbe piccolina... quella stupida della mia ragazza non si è ancora offerta e io devo sfogare i miei bisogni su qualcuno."
"Non voglio più essere io."
Gli tirò un altro schiatto, che le provocò sangue al naso.
"Non sei tu a scegliere, non mi ami più forse?"
"No, non è affatto così, sarò sempre innamorata di te, ma non è il momento per favore, ti arrabbieresti."
"Ahhh, forse ti sei svenduta a un altro uomo è?! Dico bene, stupida bambinett..."
"NO! Non è affatto così, io ti amo, ma..." - interruppe lei.
"Sei stufa di essere sfruttata dal tuo fratellino che ti ha cresciuto? E' questa la riconoscienza che mi offri? Sicuramente Miranda potrebbe darmi di meglio..."
"No, ti prego, non andare da lei, va bene... fa di me ciò che vuoi!"
"Così ti voglio sorellina, stai tranquilla ci pensa il tuo fratellone!" - Così non perse tempo, passo la mano in mezzo alle gambe della giovane, strisciò e trapassò i vestiti quando si accorse che c'era del sangue...
"Che succede?"
Lei continuava a piangere senza rispondere alla domanda del fratello.
"Luna rispondimi!" - il suo sguardo si era calmato, era diventato serio e quasi dispiaciuto. "Ti ho ferito? Ti ho fatto del male oltre il sangue al naso e lo schiaffo, male che non volevo farti?"
Lei continuava a singhiozzare e a tacere.
"Rispondimi!"- e la percuoteva.
lei lo guardò negli occhi e con aria disperata gli rispose...
"Sono incinta!"
Lui rimase fermo per qualche secondo, immobile e in silenzio, poi si avvicinò a lei e gli disse:
"Non è un problema allora!" - con voce quasi amichevole, come se avesse capito e voleva tenere con lei il segreto... ma non era così; di prepotenza la violentò, quella sera continuò per più volte fino a quando lei perse i sensi.
La mise a letto e se ne andò a dormire.
La mattia seguente lei non si alzò dal letto, era ancora immobile, perdeva sangue, tantissimo sangue, lui non fece altro che cambiare le lenzuola e la lasciò li; disse alla sorella che era stanca e voleva dormire ma Miranda non era stupida e nel giro di due giorni si informò.
La sera stessa Helya vennè portata d'urgenza in ospedale, era in coma, aveva perso troppo sangue, questo però costava a Elia delle spiegazioni, se qualcuno avesse scoperto che lei era incinta, nel paese piccolo dove si trovavano avrebbero subito scoperto la verità ed entrambi si sarebbero trovati in grossi guai, così dopo qualche giorno, quando Luna si era ripresa ed era tornata a casa, Miranda raccontò ad Elia che aveva già scoperto tutto e che doveva in qualche modo evitare lo scandalo.
Helya era traumatizzata da tutto ciò, non parlava più, ma continuava a provare sentimenti forti e profondi per il fratello, dopo tutto lo amava ancora e non voleva mollare, voleva lottare per lui. Così ecco che venne il 7 Luglio del 1987, quella mattina Elia chiese a Luna di venire con lui nella casa in montagna dove i loro genitori passavano le vacanze da piccoli, ignara del suo destino, lei ingenuamente si fidò, lo seguì e li lui la persuase  nuovamente con gesti e parole dolci e passionali.
"Aspettami qui, andrà tutto bene, vado a prendere qualcosa da mangiare per stasera e torneò da te, ho deciso che il nostro amore non deve finire, tornerò da te e staremo insieme per sempre, te lo prometto." Lei era così felice di questa frase, per la prima volta dopo tanti anni finalmente era convinta d'essere ricambiata e che tutti questi anni di sofferenza fossero stati ripagati ma non era così... infatti appena Elia uscì di casa ricopri tutto di benzina e poi diede fuoco per eliminare ogni traccia della sorella facendolo sembrare un incidente... Luna si salvò, l'incendio venne spento alle 23.07, Helya venne trovata seduta dove suo fratello l'aveva lasciata, con la faccia tutta sfregiata, quasi irriconosciobile... ma era viva, forse la Luna voleva salvarla, e il suo destino non era questa fine misera in balia dei sogni e dell'emozioni, lei doveva imparare a lottare e ad affrontare la realtà, così ignara dell'accaduto, credendolo anche lei solo un incidente cercò di tornare dalla famiglia, ma entrambi non abitavano più nello stesso posto, non voleva credere veramente che lui fosse scappato con la sorella, voleva sperare che lui fosse morto nelle fiamme per salvarla ed era insieme alla cenere di quella casa, e che la sorella per paura d'esser trascinata in qualche orfanatrofio fosse scappata, ma sapeva la verità, era così ovvia anche se nessuno voleva mostrarla. Quella notte sotto le stelle, nella coperta tanto amata dal fratello si stringeva le braccia, sperando che un giorno sarebbe riuscita a trovare il fratello per chiedere spiegazioni e chissà magari per passarci davvero il resto della sua vita... La luna la osservava dall'alto come se la volesse guidare verso la strada del suo destino, così si addormentò speranzosa di un nuovo futuro, nonostante il passato difficile.



lunedì 16 settembre 2013

Capitolo tre: Frammenti dal cielo

Era bellissimo per lei osservare la luna dall'alto, era come poterla toccare, era librarsi e volare via per raggiungere un mondo dove i sogni potevano respirare... era l'unica cosa che la faceva sentire viva.
Yushi era una ragazza cicciottella che da anni viveva su una mongolfiera, il suo animo era triste poichè non poteva più fare ritorno a casa, nessuno l'accettava, nessuno la voleva...
Bionda ossigenata, occhi scuri, trucco pesante e con molti kg in più, viveva una vita straziante, dormiva poche ore e si abbuffava di ogni schifezza che trovava: ogni tanto si fermava in qualche supermercato di posti speruti e rubava il necessario per vivere.
Prima di questa sua vita ne aveva un altra, un altra più bella, spensierata, dove tutti l'amavano e le volevano bene...
Yushi nacque in una famiglia benestante composta dalla madre Katrina, dalla sorellastra Yumi, e dall'attuale compagno della madre Yokubo, cioè il suo patrigno.
La madre aveva una fortissima preferenza per la sorella minore Yumi, sosteneva che essa era nata dal vero amore e non da un avvantura con uno sconosciuto, infatti Yushi non conobbe mai suo padre, non sapeva chi era, se era vivo, se era morto, dove fosse e se sapeva della sua nascita... lei era ignara da tutto poichè Katrina non le divulgò mai nulla.
Yumi era la figlia minore, la tipica ragazza bellissima, alta, bionda dagli occhi azzurri, pelle candida... una bambola.
Per Yushi era difficile vivere in una situazione del genere, il patrigno la maltrattava, la madre la rinnegò da sempre, infatti quando nacque la butto da un dirupo, ma per sua sfortuna la piccola rimase attaccata a un ramo, qualcuno la ritrovò e domandò il perchè fosse finita li quasi in fin di vita che piangeva... Katrina ovviamente non disse la verità, era una bugiarda e questo Yushi lo sapeva... disse con aria snob: -Oddio la ringrazio! La stavo cercando da stamattina, ero così preoccupata, qualcuno l'aveva rapita mentre dormivo, sono mortificata... la ringrazio per avermela riportata sana e salva ecco a lei una ricompensa! Ora arrivederci!-... Di certo non poteva finire in prigione ora che finalmente aveva trovato un uomo ricco con la quale passare il resto dei suoi giorni. Infatti qualche giorno prima della nascita si Yushi lei aveva deciso di sposarsi con l'uomo più ricco del paese, con qualche bugia e strategie di romanticismo lo conquistò in una settimana, altrimenti non poteva permettersi di avere una figlia da mantenere. L'avarizia del denaro del suo nuovo marito però la spinse a cercare di uccidere sua figlia e questo Yushi se lo ricordava, ricordava l'aria nei suoi capelli quella notte, dove la luna le sorrideva come se volesse salvarla... e infatti ecco che successe il miracolo a discapito di quella maligna "madre" avara e piena di sè.
Tre 9 dopo Yokubo chiese alla moglie di avere un altra figlia tutte per se, perchè Yushi era strana, brutta, grassa e troppo taciturna... insomma era ricco voleva che sua figlia si sposasse con un bel uomo, voleva una ragazza affascinante da poter lodare... e la giovane Yushi non era di certo la descrizione di ciò che desiderava. Katrina per paura di perdere il suo patrimonio, riempendo di bugie quel povero uomo pieno di lussuria, accettò. Lei odiava i bambini ma sentiva che stavolta poteva andare bene, che questa nuova nascita poteva essere un modo per spillae più soldi al marito... insomma diceva di amare quel poveretto ma in realtà non gli interessava nulla, per lei era il fesso che la manteneva con tutti i suoi vizi e i suoi capricci.
Ma prima della sua nascita successe un altra cosa che segnò la vita della povera Yushi....
Lui, Yokubo non era tanto bello e a volte sentiva la necessità di esperimentare nuovi orizzonti, insomma sua moglie non voleva sempre accontentarlo, anzi... e in certi ambiti non poteva farne a meno così un giorno andò da Yushi e le chiese: -Ehi, noi due non andiamo d'accordo ma possiamo sempre incominciare a farlo, io sapevo della tua nascita quando stavo con tua madre, volevamo tenerti e trattarti bene ma poi... bhè ecco, sei nata orribile, storpia, oscena, inguardabile, e così... intellettuale e silenziosa come se volessi ignorarci tutti, ma noi ti manteniamo e ti vogliamo bene... insomma...- Lei lo interruppe... : - Si va bhè... lasciami stare.- Lui alzò il tono di voce: - Non rispondere in questa maniera, non stressare tua madre che è incinta e non voglio che il suo pargolo diventi come te! ... Comunque volevo solo domandarti una cosa...- Lei rispose: - Dimmi, tanto non posso dire nulla... devo solo dire "ok", "si", "hai ragione" ... - Lui ribattè: - Ti ho detto di non usare quel tono ad ogni modo volevo chiederti se volevi sperimentare con me la tua sessualità...? -
-SCUSA?!!!!?-
-Non urlare!-
-No mai e poi mai, vattene via... schifoso!-
-Per le ragazze brutte e grasse come te so che è difficile, non potrai mai trovare qualcuno che lo faccia al posto mio... ahahah... già io sono così disgustato ma tua madre non ne vuole sapere... e non credo le dispiacerebbe se ti insegnassi un pò di cosette...-
-Ho detto di no!!! VATTENE o chiamo la polizia!-
-Ma smettila, nessuno crederebbe a un porcello come te... quindi ora non accetto nessun tipo di obbiezioni, stai zitta e fa come ti dico, se no sarà peggio per te...-
Da li a poco la situazione si fece più ardua, Katrina se ne infischiava ed era alle terme a farsi bella, lei e il suo pancione.
Yokubo non si fece problemi a violentare sua figlia tra i pianti e le grida... era così piccola aveva solo 9 anni, ma a lui non importava, lei era il botolo di sfogo. A scuola la prendevano tutti in giro, per i brufoli sul viso, per la ciccia, per gli occhi un pò storti e neri dalle sgridate e dai pugni presi dai "genitori", che copriva con tanto trucco; la prendevano in giro per i lividi dandole dell'autolesionista, per i capelli crespi... insomma per il suo aspetto fisico, nessuno l'aveva mai voluta conoscere per il suo carattere, tutti la usavano perchè era la prima della classe e dovevano copiare i compiti, insomma cosa poteva offrire se  non l'anima dato l'aspetto un pò grossolano?!
Yumi era la preferita da tutti, anche a scuola, e Yushi restava la sorella brutta di cui nessuno si badava, la picchiavano anche in classe ed era proprio Yumi a inalzare le risse... insomma aveva preso tutto da sua madre.
Dopo parecchi anni Yushi, stufa delle ripetute botte e offese decise di costruire una mongolfiera, nello scantinato dove non andava più nessuno per la tremenda puzza delle muffe che si erano creato non curandosi dell'umidità di quel luogo... passarono 5 settimane, e finalmente riuscì a scappare, rubò un pò di cibo, prese un pò di libri e volò via, alla ricerca del padre, in fuga da tutta questa tristezza... insomma voleva scomparire e farsi librare in quell'aria dove il suo desino era stato scritto, salvato... e non le restava altro che fissare la luna di notte in cielo, assieme a quella brezza che lei amava tanto...

mercoledì 3 luglio 2013

Capitolo due: Frammenti dalla città

Osservava la luna di notte, mentre sorseggiava della vodka di prima qualità in una vasca ad idromassaggio...Le piaceva ascoltare il rumore del traffico la notte: quando esso era lento ma conciso.
Viveva da un pò di tempo in un attico lussuoso e spazioso nel centro di Shanghai, la finestra della sala si affacciava su dei grattaccieli illuminati anche la notte: essa si divertiva ad osservare il panorama e a notare quando le persone fossero piccole viste da li.
"Tutto è relativo, la vita andava vista da un punto di vista differente prima che qualcuno te la facesse vedere dal suo... la realtà è un gioco d'immagini e d'illusioni, tutto svanisce e si perde... tutto viene abbandonato e ci si accorge che la vita è solo uno spreco..." ripeteva.
Un anno prima Xie, la giovane dai capelli neri corvini e dagli occhi scuri che contrastavano con il suo volto pallido e privo d'espressione, era un aspra ragazza: confusa e sempre triste, che dedicava la sua vita alla sua carriera.
Lavorava come modella in un agenzia di fama mondiale, prendeva un sacco di soldi, ma per arrivare li aveva dovuto fare tanti sacrifici, molti di questi andavano contro i suoi ideali e il suo onore, ma il suo obbiettivo era chiaro, a lei interessava solo l'essere appariscente.
Per continuare la sua cariera dovette prostituirsi coi più grandi imprenditori di agenzie di moda, dovette abbandonare la sua casa d'origine a pechino e trasferirsi a Shanghai dove comprò poi il suo attico, nonche la sua condanna.
Si fa tutto per amore e quando si è innamorati si perde la testa, lei abbandonò tutto per amore, ma non c'è un lieto fine...quello che lei credeva amore si rivelò un vero disastro.
Passate settimane dal suo trasferimento a Shanghai anche un altro giovane si trasferì nel suo stesso palazzo, essattamente nell'appartamento affianco al suo.
Il suo vicino era il tipico uomo affascinante, molto giovane ma già con molti soldi, una testa sulle spalle e una casa lussuosa proprio come la sua, possedeva tre macchine sportive e una moto, il suo hobby era appunto fare corse su di esse.
Lee, il giovane, aveva gli occhi verde smeraldo, strano per un asiatico, eppure gli strani incroci della genetica avevano fatto nascere un dio della bellezza, il tipico maschio moro occhi chiari, l'uomo ideale di tutte le ragazze era lui: generoso, ricco e galante... non si poteva desiderare di meglio.
La conoscenza dei due fù immediata...
Xie scendeva le scale velocemente quel giorno, Lee saliva con dei grossi scatoloni in mano, lei guardava il cellulare: era in ritardo, lui aveva la testa coperta dai pacchi... insomma si scontrarono, lei cadde e si slogò una caviglia.
"Scusa, che sbadato ti sei fatta male?"
Lei osservò la mano di quel giovane allungarsi verso di lei, arrossì, la guardò per qualche istante, era bellissima.
"Ti sei incantata? Devo chiamare un ambulanza?"
"No, scusa. Ora mi alzo, credo di stare ben...". - non fece nemmeno il tempo a finire la frase che urlò dal dolore.
"Chiamo un medico!"
"No aspetta, credo sia solo slogata!"
Lui corse in casa, posò i pacchi e tornò da lei, la sollevò e l'aiutò ad alzarsi e la portò sull'uscio di casa.
"Mi spiace davvero di averti fatto questo, se hai bisogno chiama pure quando vuoi, Piacere Lee". - e gli diede su un cartoncino il suo biglietto da visita con il numero di cellulare.
"Non fa nulla in fin dei conti è anche colpa mia, se guardavo dove mettevo i piedi, comunque piacere Xie, ora vado a riposare e avviso che oggi non posso andare a lavoro, grazie dell'aiuto". - ed entrò in casa.
Fissò il biglietto da visita per un bel pò, vi era un logo a lei familiare, ma non ricordava nulla così pensò solo di averlo visto in qualche posto famoso, insomma non era da tutti pagare un affitto così alto, i palazzi in quella zona erano molto cari, doveva per forza essere un uomo ricco.
Xie non riusciva a dormire continuava a pensare a lui interrottamente, così decise di chiamarlo.
Il telefono squillò, poi rispose una ragazza...
"Salve, cosa desidera?"
"Uh credo di aver sbagliato numero, sono Xie... cercavo un certo Lee"
"Glielo passo immediatamente"
"Ehi, scusa se sapevo che eri te avrei risposto io, ma non si sa mai, meglio far rispondere alle segretarie di questi tempi non si sa mai chi c'è dall'altra parte del telefono, avevi bisogno?"
"Se sei impegnato fa nulla, mi faceva un pò male la caviglia e dato che non ci conosciamo bene ma abitiamo così vicini, pensavo che magari avremo potuto conoscerci meglio..."
"Arrivo!"
Lei arrossì e sulla sua faccia spuntò un sorriso, il primo nella sua vita.
Ed eccolo che bussò alla porta, lei zoppicante, corse ad aprire... ed eccolo lui era li.
"Accomodati pure...!"
Cominciarono a parlare, lei gli raccontò del suo lavoro omettendo le cose personali e lui gli raccontò del suo, della sua vita e di tutto quello che gli riguardava, peccato che la descrizione del suo personaggio era di un suo alter ego, tutta una finta, non era quello che voleva far credere, non gestiva un negozio di moda, lui sapeva già tutto su di lei perchè si erano già incontrati.
Venne presto la sera, lui uscì un attimo per andare a comprare una bottiglia di champagne, la invitò a fare un bagno insieme e lei accettò, daltronde doveva pur sfruttare il suo idromassaggio in sala davanti a quella meravigliosa finestra.
Risero tutta la sera, con un pò d'alcol in corpo era tutto ancora più facile...
"Guarda come sono piccoli gli esseri umani, li pesterei tutti, sai con quanti sono andata a letto, con metà Cina, insomma a nessuno importava mai di me come persona e io li ho sempre trattati male perchè loro mi usavano, ma non ci posso fare nulla non ricordo il mio passato, so solo che i miei mi hanno abbandonato e fino a qualche anno fa mi gestiva un tutore che mi ha raccontato un pò il mio passato, sbattei la testa e persi la memoria, lui mi ha cresciuta da sempre, non ho mai visto mia madre ne mio padre, non so nemmeno se sono vivi, non ho un'onore da mantenere, il mio desiderio da quando ho ripreso la memoria era quello di dimostrare al mondo che ero forte e di farmi vedere... ma sono finita nel giro della moda e da li ho dovuto comportarmi di conseguenza..."
"Vieni qui, da ora in poi io sarò il tuo futuro e ti aiuterò."
"In realtà parla l'acol al posto mio, non credo di aver mai confessato tutte queste cose a una persona eppure te sembri così simile a me, ci conosciamo da oggi ma è come se ci conoscessimo da una vita, questa finestra coronerà la nostra storia."
"Storia?"
Lei si buttò su di lui e perse completamente i sensi, si risvegliò nuda sul letto, da sola.
Intanto al telefono Lee:
"Pensavo di impiegarci più tempo a farla parlare, lei non ricorda nulla e Uang ha fatto il suo lavoro riempendole la testa di bugie, c'è cascata, è persa di me, non corriamo alcun rischio"
"Perfetto, hai le registrazioni?"
"Si!"
"Possiamo ricattarla se non accetterà subito!"
"Non credo sia un problema, è stata un fuoco stanotte, anche se all'inizio mi è crollata addosso e pensavo non mi facesse provare nulla, alla fine si è ripresa, non era del tutto cosciente credo... però è stata micidiale"
"Lasciami i dettaggli per poi che devo provarla anche io, da anni gli faccio da manger so con chi è andata a letto, stupida... farebbe di tutto per continuare la sua cariera e l'unica cosa che gli resta."
"Non dobbiamo fargli tornare la memoria, potremmo rischiare tutti e sei la galera, l'abbiamo abusata da quando aveva 4 anni, gli abbiamo ucciso i suoi genitori davanti agli occhi e per non farla confessare l'abbiamo quasi uccisa, fortunatamente ha perso la memoria..."
"Tranquillo, in tutti questi anni ha lavorato benissimo come le altre nostre piccole bambole, aproposito non farti scoprire con Ching."
"Le ho detto che era la mia segretaria, invece è solo una delle mie puttane."
"La figlia come le fa le pompe? è brava?"
"Ahahah, mi fa senso sapere che è anche mia figlia, non lo so... l'ho solo sfondata e mandata in Francia, non deve più tornare, diciamo che glil'ho fatto capire; e le tue figlie?"
"Mha sparse per il mondo, queste donne dovrebbero prendere in considerazione l'aborto, vanno scopate e tirate per i capelli poi buttate, non possono pretendere nulla".
"Anche tu hai una figlia da Ching se non sbaglio, e anche Yang."
"Yang l'ha uccisa, sai abusare di una bambina di 7 anni in quel modo l'ha mandata in coma, e l 'ha seppellita, nessuno sapeva della sua nascita, e nessuno saprà della sua morte, quella che ha avuto con me l'ho annegata, non posso avere problemi, e Xie ci serve, non possiamo assolutamente farci scoprire da lei."
...
Il telefono a casa di Xie squillo, e lei molto stanca, si vestì in fretta e andò a rispondere.
"Chi è?"
Lei era sola, non aveva amiche ne amici ne famiglia aveva solo la sua carriera, era una persona troppo aspra con la vita per avere amici e il suo lavoro non glielo permetteva, gli unici amici che aveva erano gli uomini che se la scopavano graffiandole la schiena, spesso doveva medicarsi e ricoprirsi di fondotinta per non far vedere i tagli e i lividi negli shot fotografici.
"Ehi Xie, sono Lee, mi sono dovuto subito trasferire altrove per lavoro, ci rivedremo in futuro ma ora rimarrò impegnato, questo numero non sarà più mio, volevo solo ringraziarti per la bella serata e dirti arrivederci."
Lei tacque un pò, era abituata a questo genere di risposte, ma da lui non se lo aspettava, era stata catturata da un colpo di fulmine e anche se era durato poco ora era triste, questa volta ci sperava davvero.
"Ehi ci sei al telefono? Xie? Rispondi? Se vuoi ogni tanto potrò venirti a trovare..."
"Si scusa, ci sono. Non importa, sarò anche io impegnata col mio lavoro, è stato bello conoscerti, se ricapiti da queste parti fammi sapere.".- lo disse quasi in lacrime, ma si tratteneva per dimostrare un carattere forte, ma non sempre si può essere forti a volte c'è bisogno di piangere.
In casa sua non c'era quasi mai da mangiare, mangiava pochissimo per mantenere il suo peso e per aggiudicarsi sempre le prime vette nel monde della passerelle, se mangiava troppo ogni tanto vomitava era straziante per lei anche questo piccolo dolore così lo sopporto andandosi a fare una bevuta.
La sera stessa, ignara dei sutterfugi escogitati dalla sua vita, e non consapevole d'essere la marionetta di un gruppo di depravati fissava fuori dalla sua finestra le persone e ascoltava il rumore della città sorseggiando un bicchiere pieno dall'alcol. Fissava la luna, che dalla sua prospettiva sembrava ancora più grande e pareva volesse urlargli: "Scappa!".



giovedì 27 giugno 2013

Capitolo uno: Frammenti dal mare

Scintillava tra terra e mare una schiuma bianca e poi scompariva sperdendosi in mezzo alle onde...
Il cielo la faceva risplendere, e brillava come un fuoco che ardeva con l'alba al mattino.
Serenity era una giovane dagli occhi color smeraldo e dai capelli violacei proprio come i fiori di lillà.
Cantava ogni mattina, col sorgere del sole, tra la spuma bianca del mare soavi melodie, le quali esprimevano entusiasmo ma anche malinconia: la tristezza d'esser costretta a non amare ma vivere in libertà.
C'è chi crede alla sirene, c'è chi crede alle fate, c'è chi crede alla magia, agli spiriti, lei però non era nulla di tutto ciò, anche se il suo aspetto era aneglico simile a quello di una fata o di una sirene poichè la sua casa era nei mari; purtroppo però, era un esperimento venuto male di qualche scienziato malato del paese, niente di bello o fantasioso, niente da poter raccontare ai bambini come favola prima di addormentarsi...

Serenity infatti  prima di diventar questa strana creatura era una giovane ragazza che frequentava l'università di biologia, la sua vita era una qualunque, tutto normale... fin quando non incontrò il suo professore di supplenza, uno scienziato che faceva alchimie con cavie umane, un pazzo alla quale piaceva sperimentare cose che leggeva in testi antichi... insomma un folle che doveva essere arrestato; infatti aveva un sacco di cause penali e doveva recarsi ogni lunedì al tribunale, spendeva fior di quattrini per avvocati, i migliori e alla fine scampava sempre la galera.
Capitò che un giorno la giovane ragazza ingenua prese una cotta per l'ormai adulto professore, di nome Kaleb, il quale invece di rifiutare l'amore ne fece una vera e propria relazione.
I due si frequentarono per parecchi mesi e già dopo poco lei aveva perso la testa.
Al settimo mese lui le chiese un favore, il quale trattava d'essere la sua cavia per un esperimento che l'avrebbe reso felicissimo, insomma i soliti sotterfugi maschili per ingannare una ragazza a cederla volentieri e portarsela a letto facilmente, le solite parole dolci, i soliti desideri e i soliti sguardi, lei era ingenua e ci cascò.
Venne il giorno fatidico, lei si presentò tutta carina, lui invece la trattò in modo un pò sgarbato come se fosse agitato ma allo stesso tempo arrabbiato con se stesso e anche un pò malinconico, insomma aveva degli atteggiamenti strani, già da li Serenity avrebbe dovuto capire che non doveva farlo, ma da innamorata si lasciò andare.
Lui la legò, le sussurrò di stare tranquilla mentre a lei scendeva una lacrima dal volto e annuiva con la testa, lui le infilò un ago in vena e collegò dei tubicini a una vasca con del liquido.
Lei perse i sensi e quando si risveglio non aveva più le gambe, gli erano state amputate completamente.
L'obbiettivo di Kaleb era creare un individuo con geni umani e geni di piante dai poteri curativi,  per poi farci migliardi curando con un solo tocco, insomma di certo non era interessato sentimentalmente a lei e l'aveva solo presa in giro, purtroppo però l'esperimento non era andato a buon fine.
Mentre lei non era coscente i tubi attaccati al suo corpo esplosero e le sue gambe cominciarono a gonfiarsi per qualche strana reazione chimica dovuta ai liquidi che le stava ignettando per mutarla, il suo corpo rigettò tutto e pian piano le sue gambe partendo dalla punta del piede stavano andando in putrefazione. Lui però non poteva avere sulle spalle un altro processo per omicidio così decise di amputargliele per vedere se il resto del corpo poteva farcela, fasciò l'emoraggia e in poco tempo il resto del corpo tornò normale; almeno questo aveva funzionato.
Nel momento in cui Serenity aprì gli occhi vide in mano a lui delle bende piene di sangue, e preoccupata, ancora con gli occhi appannati dall'anestesia si guardò in torno.
Lui la fissò dispiaciuto e le disse con aria cruda:
"Ho fallito, fa nulla non ti dispiacere..."
Lei lo fissò, si guardò in basso e notò di non aver più le gambe, non sentiva nulla al di sotto delle braccia, non aveva più nulla sotto metà coscia, tutto per un suo errore, così arrabbiata gli urlò contro:
"Mi avevi promesso che sarebbe andato tutto bene, che dopo mi avresti sposata e che avremo fatto un viaggio insieme e ora?!" - piangendo.
"Dai lo farò da solo, te potrai stare qui a studiare, sarà meglio per la tua cariera."
"E tutte le parole che mi raccontasti?"
"Dai, vedo come risolvere, mi dicesti che ti piacevano le sirene giusto?"
"...si"
"Ecco, proverò a impiantarti una protesi da sirena, così la smetti di lamentarti" - sorrise e se ne andò lasciandola legata.
Lei restò in silenzio per 9 ore, immobbile tra qualche singhiozzo e agonia dal dolore delle gambe mozzate: era traumatizzata, non sapeva che fare o che dire, era solo speranziosa che il suo grande amore la salvasse.
Passate 9 ore ecco che lui tornò sudato e stanco con una protesi fatta di squame, era proprio identica a una coda da sirena con addirittura cavi da impiantare per essere comandata con impulsi nervosi, insomma era come se fosse sua, poteva controllarla e muoverla, ma non erano gambe, e non poteva di certo diffondere questa notizia, doveva liberarsene.
Gli montò questa protesi le diede un bacio sulla fronte e una collana che teneva al collo da tempo, la prese in braccio e la caricò in macchina, guidò fino al mare più vicino e la butto dentro.
"Scappa il più lontano che puoi, non tornare, se mi ami lo devi fare per me, ti prometto che non ti dimenticherò, non avrei voluto che fosse andata così, ma è successo, non posso fare altro, vai per la tua strada."
Lei era triste così fece quello che lui le ordinò senza fiatare, lo amava così tanto che avrebbe fatto qualunque cosa anche se ormai aveva capito che non era mai stata ricambiata e che anche ora il suo buon cuore era per salvarsi la pelle e le sue parole dolci erano solo per evitare altre denuncie.
Da li lei iniziò la sua vita nel mare, cibandosi di pesce crudo e dormendo sugli scogli, infreddolita dal gelo ogni tanto si riscaldava sulle spiagge più deserte e la notte cantava per augurare un sereno sonno a Kaleb: lei sperava che un giorno lui tornasse a prenderla e la portasse via con se ma sapeva che non era così e non le restava nulla che la speranza per andare avanti, la speranza di gridare melodie alla luna.