Osservava la luna di notte, mentre sorseggiava della vodka di prima qualità in una vasca ad idromassaggio...Le piaceva ascoltare il rumore del traffico la notte: quando esso era lento ma conciso.
Viveva da un pò di tempo in un attico lussuoso e spazioso nel centro di Shanghai, la finestra della sala si affacciava su dei grattaccieli illuminati anche la notte: essa si divertiva ad osservare il panorama e a notare quando le persone fossero piccole viste da li.
"Tutto è relativo, la vita andava vista da un punto di vista differente prima che qualcuno te la facesse vedere dal suo... la realtà è un gioco d'immagini e d'illusioni, tutto svanisce e si perde... tutto viene abbandonato e ci si accorge che la vita è solo uno spreco..." ripeteva.
Un anno prima Xie, la giovane dai capelli neri corvini e dagli occhi scuri che contrastavano con il suo volto pallido e privo d'espressione, era un aspra ragazza: confusa e sempre triste, che dedicava la sua vita alla sua carriera.
Lavorava come modella in un agenzia di fama mondiale, prendeva un sacco di soldi, ma per arrivare li aveva dovuto fare tanti sacrifici, molti di questi andavano contro i suoi ideali e il suo onore, ma il suo obbiettivo era chiaro, a lei interessava solo l'essere appariscente.
Per continuare la sua cariera dovette prostituirsi coi più grandi imprenditori di agenzie di moda, dovette abbandonare la sua casa d'origine a pechino e trasferirsi a Shanghai dove comprò poi il suo attico, nonche la sua condanna.
Si fa tutto per amore e quando si è innamorati si perde la testa, lei abbandonò tutto per amore, ma non c'è un lieto fine...quello che lei credeva amore si rivelò un vero disastro.
Passate settimane dal suo trasferimento a Shanghai anche un altro giovane si trasferì nel suo stesso palazzo, essattamente nell'appartamento affianco al suo.
Il suo vicino era il tipico uomo affascinante, molto giovane ma già con molti soldi, una testa sulle spalle e una casa lussuosa proprio come la sua, possedeva tre macchine sportive e una moto, il suo hobby era appunto fare corse su di esse.
Lee, il giovane, aveva gli occhi verde smeraldo, strano per un asiatico, eppure gli strani incroci della genetica avevano fatto nascere un dio della bellezza, il tipico maschio moro occhi chiari, l'uomo ideale di tutte le ragazze era lui: generoso, ricco e galante... non si poteva desiderare di meglio.
La conoscenza dei due fù immediata...
Xie scendeva le scale velocemente quel giorno, Lee saliva con dei grossi scatoloni in mano, lei guardava il cellulare: era in ritardo, lui aveva la testa coperta dai pacchi... insomma si scontrarono, lei cadde e si slogò una caviglia.
"Scusa, che sbadato ti sei fatta male?"
Lei osservò la mano di quel giovane allungarsi verso di lei, arrossì, la guardò per qualche istante, era bellissima.
"Ti sei incantata? Devo chiamare un ambulanza?"
"No, scusa. Ora mi alzo, credo di stare ben...". - non fece nemmeno il tempo a finire la frase che urlò dal dolore.
"Chiamo un medico!"
"No aspetta, credo sia solo slogata!"
Lui corse in casa, posò i pacchi e tornò da lei, la sollevò e l'aiutò ad alzarsi e la portò sull'uscio di casa.
"Mi spiace davvero di averti fatto questo, se hai bisogno chiama pure quando vuoi, Piacere Lee". - e gli diede su un cartoncino il suo biglietto da visita con il numero di cellulare.
"Non fa nulla in fin dei conti è anche colpa mia, se guardavo dove mettevo i piedi, comunque piacere Xie, ora vado a riposare e avviso che oggi non posso andare a lavoro, grazie dell'aiuto". - ed entrò in casa.
Fissò il biglietto da visita per un bel pò, vi era un logo a lei familiare, ma non ricordava nulla così pensò solo di averlo visto in qualche posto famoso, insomma non era da tutti pagare un affitto così alto, i palazzi in quella zona erano molto cari, doveva per forza essere un uomo ricco.
Xie non riusciva a dormire continuava a pensare a lui interrottamente, così decise di chiamarlo.
Il telefono squillò, poi rispose una ragazza...
"Salve, cosa desidera?"
"Uh credo di aver sbagliato numero, sono Xie... cercavo un certo Lee"
"Glielo passo immediatamente"
"Ehi, scusa se sapevo che eri te avrei risposto io, ma non si sa mai, meglio far rispondere alle segretarie di questi tempi non si sa mai chi c'è dall'altra parte del telefono, avevi bisogno?"
"Se sei impegnato fa nulla, mi faceva un pò male la caviglia e dato che non ci conosciamo bene ma abitiamo così vicini, pensavo che magari avremo potuto conoscerci meglio..."
"Arrivo!"
Lei arrossì e sulla sua faccia spuntò un sorriso, il primo nella sua vita.
Ed eccolo che bussò alla porta, lei zoppicante, corse ad aprire... ed eccolo lui era li.
"Accomodati pure...!"
Cominciarono a parlare, lei gli raccontò del suo lavoro omettendo le cose personali e lui gli raccontò del suo, della sua vita e di tutto quello che gli riguardava, peccato che la descrizione del suo personaggio era di un suo alter ego, tutta una finta, non era quello che voleva far credere, non gestiva un negozio di moda, lui sapeva già tutto su di lei perchè si erano già incontrati.
Venne presto la sera, lui uscì un attimo per andare a comprare una bottiglia di champagne, la invitò a fare un bagno insieme e lei accettò, daltronde doveva pur sfruttare il suo idromassaggio in sala davanti a quella meravigliosa finestra.
Risero tutta la sera, con un pò d'alcol in corpo era tutto ancora più facile...
"Guarda come sono piccoli gli esseri umani, li pesterei tutti, sai con quanti sono andata a letto, con metà Cina, insomma a nessuno importava mai di me come persona e io li ho sempre trattati male perchè loro mi usavano, ma non ci posso fare nulla non ricordo il mio passato, so solo che i miei mi hanno abbandonato e fino a qualche anno fa mi gestiva un tutore che mi ha raccontato un pò il mio passato, sbattei la testa e persi la memoria, lui mi ha cresciuta da sempre, non ho mai visto mia madre ne mio padre, non so nemmeno se sono vivi, non ho un'onore da mantenere, il mio desiderio da quando ho ripreso la memoria era quello di dimostrare al mondo che ero forte e di farmi vedere... ma sono finita nel giro della moda e da li ho dovuto comportarmi di conseguenza..."
"Vieni qui, da ora in poi io sarò il tuo futuro e ti aiuterò."
"In realtà parla l'acol al posto mio, non credo di aver mai confessato tutte queste cose a una persona eppure te sembri così simile a me, ci conosciamo da oggi ma è come se ci conoscessimo da una vita, questa finestra coronerà la nostra storia."
"Storia?"
Lei si buttò su di lui e perse completamente i sensi, si risvegliò nuda sul letto, da sola.
Intanto al telefono Lee:
"Pensavo di impiegarci più tempo a farla parlare, lei non ricorda nulla e Uang ha fatto il suo lavoro riempendole la testa di bugie, c'è cascata, è persa di me, non corriamo alcun rischio"
"Perfetto, hai le registrazioni?"
"Si!"
"Possiamo ricattarla se non accetterà subito!"
"Non credo sia un problema, è stata un fuoco stanotte, anche se all'inizio mi è crollata addosso e pensavo non mi facesse provare nulla, alla fine si è ripresa, non era del tutto cosciente credo... però è stata micidiale"
"Lasciami i dettaggli per poi che devo provarla anche io, da anni gli faccio da manger so con chi è andata a letto, stupida... farebbe di tutto per continuare la sua cariera e l'unica cosa che gli resta."
"Non dobbiamo fargli tornare la memoria, potremmo rischiare tutti e sei la galera, l'abbiamo abusata da quando aveva 4 anni, gli abbiamo ucciso i suoi genitori davanti agli occhi e per non farla confessare l'abbiamo quasi uccisa, fortunatamente ha perso la memoria..."
"Tranquillo, in tutti questi anni ha lavorato benissimo come le altre nostre piccole bambole, aproposito non farti scoprire con Ching."
"Le ho detto che era la mia segretaria, invece è solo una delle mie puttane."
"La figlia come le fa le pompe? è brava?"
"Ahahah, mi fa senso sapere che è anche mia figlia, non lo so... l'ho solo sfondata e mandata in Francia, non deve più tornare, diciamo che glil'ho fatto capire; e le tue figlie?"
"Mha sparse per il mondo, queste donne dovrebbero prendere in considerazione l'aborto, vanno scopate e tirate per i capelli poi buttate, non possono pretendere nulla".
"Anche tu hai una figlia da Ching se non sbaglio, e anche Yang."
"Yang l'ha uccisa, sai abusare di una bambina di 7 anni in quel modo l'ha mandata in coma, e l 'ha seppellita, nessuno sapeva della sua nascita, e nessuno saprà della sua morte, quella che ha avuto con me l'ho annegata, non posso avere problemi, e Xie ci serve, non possiamo assolutamente farci scoprire da lei."
...
Il telefono a casa di Xie squillo, e lei molto stanca, si vestì in fretta e andò a rispondere.
"Chi è?"
Lei era sola, non aveva amiche ne amici ne famiglia aveva solo la sua carriera, era una persona troppo aspra con la vita per avere amici e il suo lavoro non glielo permetteva, gli unici amici che aveva erano gli uomini che se la scopavano graffiandole la schiena, spesso doveva medicarsi e ricoprirsi di fondotinta per non far vedere i tagli e i lividi negli shot fotografici.
"Ehi Xie, sono Lee, mi sono dovuto subito trasferire altrove per lavoro, ci rivedremo in futuro ma ora rimarrò impegnato, questo numero non sarà più mio, volevo solo ringraziarti per la bella serata e dirti arrivederci."
Lei tacque un pò, era abituata a questo genere di risposte, ma da lui non se lo aspettava, era stata catturata da un colpo di fulmine e anche se era durato poco ora era triste, questa volta ci sperava davvero.
"Ehi ci sei al telefono? Xie? Rispondi? Se vuoi ogni tanto potrò venirti a trovare..."
"Si scusa, ci sono. Non importa, sarò anche io impegnata col mio lavoro, è stato bello conoscerti, se ricapiti da queste parti fammi sapere.".- lo disse quasi in lacrime, ma si tratteneva per dimostrare un carattere forte, ma non sempre si può essere forti a volte c'è bisogno di piangere.
In casa sua non c'era quasi mai da mangiare, mangiava pochissimo per mantenere il suo peso e per aggiudicarsi sempre le prime vette nel monde della passerelle, se mangiava troppo ogni tanto vomitava era straziante per lei anche questo piccolo dolore così lo sopporto andandosi a fare una bevuta.
La sera stessa, ignara dei sutterfugi escogitati dalla sua vita, e non consapevole d'essere la marionetta di un gruppo di depravati fissava fuori dalla sua finestra le persone e ascoltava il rumore della città sorseggiando un bicchiere pieno dall'alcol. Fissava la luna, che dalla sua prospettiva sembrava ancora più grande e pareva volesse urlargli: "Scappa!".
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