venerdì 2 maggio 2014

Capitolo cinque: Frammenti della musica

"Tutti hanno uno scopo nella vita, chi non lo ha non merita d'esistere." Queste erano le parole che ripeteva tra un caffè e un altro, preso in quel bar ormai così conosciuto: ormai le sembrava fosse diventato la sua casa; e dinnanzi ai suoi occhi alla chiusura di questo edificio si lasciava travolgere dai raggi di luna nelle notti più serene e continuava a fissarla come se in quel colore così luminoso ma pallido potesse rivedere il riflesso dei suoi occhi.
Cherry… labbra così scarlatte da far tremare il diavolo, era una giovane ragazza appena maggiorenne con una grandissima passione: il canto.
Da poco si era trasferita a Tokyo, fin ora era sempre stato il suo desiderio ma da quando era li qualcosa la rendeva triste e malinconica: aveva dovuto abbadnonare tutto il suo passato e la sua vita per cominciarne una nuova seguendo i suoi sogni ma si era scordata di tutto il resto.
Era sola in questa grande città e tutto le sembrava così sconosciuto, cantava per strada di tanto in tanto e le persone le sorridevano applaudendola... nonostante questo lei non era felice: aveva lasciato ormai lontano il suo grande amore per scegliere se stessa e i suoi desideri credendo di trovare la felicità ma dentro al suo cuore vi era una fortissima tristezza.
Conobbe Ruby nella sua città natale quando era molto piccola, da subito istaurarono un rapporto profondo nonostante la tenera età ma lui era un tipo molto silenzioso e stabile lei un estrema sognatrice e così fece la sua scelta. "Mi colpirono i suoi occhi scuri che quasi riflettevano la mia anima e i suoi capelli che spesso gli coprivano il volto lasciandolo apparire un pò triste..." scriveva Cherry su un suo diario. "Da quando il mio cuore finì nelle sue mani persi completamente tutte le strade e mi persi in una notte così buia da farmi venire i brividi, dove solo la luna illuminava i miei passi e potevo sentire da lontano i battiti del suo cuore...". Spesso nelle sue canzoni intonava note e atti tristi di questi suoi ricordi...
"Ricordo ancora come sfioravi le tue mani sul mio viso, erano fredde e con quel tuo sorriso triste mi fissavi e il cuore si gelava... Orami è tardi per raggiungere, con una freccia infuocata il tuo cuore corazzato, son persa, senza ali e tu nemmeno puoi più udire la mia voce, sentire il mio respiro e cogliere il mio amore come una rosa del destino... Ma forse dove sei puà sentire le mie brame, intonare con me per raccogliere il sentimento che ho abbandonato, tra lacrime e singhiozzi io non ti posso vedere ma con rimorso posso sentire la tua voce... In quel giardino fiorito dove aspettavi di andare forse non sai che i fiori sono stati piantati tutti dal mio cuore. Dovevo capire che da quando ti ho conosciuto portavi dolore, quel tuo sguardo triste non posso dimenticare... io egoista, me ne sono andata e spero che tu non mi abbia dimenticata... So che è tardi per dirti ciò che provo ma spero che i tuoi occhi scuri non incantino più qualche altro spirito che come me si era perso nelle tue braccia..."
Cherry si interruppe di colpo vedendo nella folla di persone che l'ascoltavano estasiate un giovane che somigliava al suo amato Ruby, lo rincorse e gli toccò la spalla come se volesse afferarlo per salutarlo un ultima volta ma era solo una donna anziana: la sua mente le giocava brutti scherzi, così in preda allo sconforto ricominciò a cantare.
"Se solo avessi saputo il triste destino e quella fina così avida e solitaria, non ho potuto salutarti ne stringerti la mano mentre il tuo viso malinconico si spegneva un pò bagnato dalle lacrime, se solo fossimo stati sinceri, io non me ne sarei andata, ti avrei portato con me e ti avrei curato, ma tu hai voluto che me ne andassi dicendomi che i sogni erano importanti e che per te era tardi per realizzarli, avrei dovuto capire cosa ti stava succedendo, avrei dovuto salvarti..."
La ragazza in preda alla tristezza scoppiò il lacrime davanti a tutti e una bambina guardandola con aria curiosa e rattristata le domandò: "Che succede? hai perso il tuo giocattolo?" "No piccolina, ho perso una persona alla quale volevo bene e lui nemmeno lo sapeva." "Mi dispiace, non piangere, io quando perdo i miei giocattoli li ritrovo dopo molto tempo, magari in posti dove non immaginavo nemmeno." "L'unico modo per ritrovare il mio sarebbe fare la sua stessa fine." "Si è rotto?" "Diciamo di si..." "Non devi romperti anche tu se no non puoi aggiustarlo!" "Purtroppo non si può aggiustare, è troppo tardi..." "Non è mai troppo tardi... se ti hanno portato via il tuo giocatollo puoi sempre dedicare la tua vita per crearni nuovi in sua memoria magari simili, in modo tale da poter portare sempre il suo ricordo con te, per esempio il mio peluche è fatto con i pezzi dei miei giocattoli vecchi..." "Grazie, hai ragione, devo smettere di piangere." "Ora devo andare, lui ti vuole bene!" "Cosa?" - e la bambina scomparve....La folla intorno a lei la fissava stranita, da una trentina di minuti stava parlando da sola, fissando un piccolo albero di cigliegio con sopra un orsacchiotto rattoppato, sicuramente perso da qualche bambino.
Tutti se ne andarono e nel giro di qualche giorno si ritrovò rinchiusa in un ospedale psichiatrico: continuava ad avere visioni, e si ritrovava sempre in quel bar dove per l'ultima volta aveva salutato il suo amato pochi giorni prima di partire incoraggiata dalle sue parole... lei non sapeva che da li a poco lui avrebbe perso la vita per una triste malattia, quello fù troppo traumatico da superare, quell'ultimo giorno in quel bar se lo tiene stretto al cuore: la luna era piena e illuminava i loro volti quella volta in cui si abbracciarono per un ultima volta.

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